Incontri

Nonna Betel a Ha Long bay
La dignità della vecchiaia

Halong-Bay-JunksSculture nell’anima. Luoghi e volti che non si dimenticano. La baia di Ha Long e nonna Betel che vive lì, nella sua palafitta all’inizio del villaggio, in una piazza d’acqua protetta dai faraglioni: passa il tempo masticando noci di betel, una vecchia abitudine che sa regalare energie e cancellare la fame. A 97 anni, è il suo vizio innocente.

Come le rocce della baia, ha resistito ai tifoni della vita, ai bombardamenti degli americani, ha visto morire parenti e bruciare case. Il sole e il vento le hanno scolpito il viso, le sofferenze le hanno inciso l’anima. Yen, si chiama, vive qui con il figlio più giovane, ormai ultrasettantenne, e la nuora. I nipoti, un maschio e una femmina, hanno scelto di andare ad Hanoi. In tre dividono due camere e la veranda, arredata con le amache, al bagno cambiano posto ogni giorno, ne elegono uno diverso ogni giorno, a qualche colpo di remi dal villaggio.

Hlongvillage2C’è tanto spazio intorno a queste palafitte che la burocrazia ha riunito con un nome collettivo, Hoa Cuong Vi, in apparenza un agglomerato di baracchette galleggianti, in realtà un insieme sistemato non con un semplice spostaneismo architettonico, ma con la sempre presente regia del comitato locale. Le case si succedono una dopo l’altra, tutte uguali, rese diverse dai colori delle pareti e dalla quantità di cani che giocano e abbaiano sulla piattaforma di attracco. C’è chi ne ha uno, che due o anche tre e sembrano tutti nervosi, rissosi, aggressivi, ciascuno eccitato dai latrati degli altri, da un abbaiare isterico e minaccioso. Ma tutti si fermano alla fine della piattaforma, nessuno osa il tuffo, nessuno si lancia in acqua. Per fortuna.

<Non conoscono ma sentono il loro destino, è come se davvero intuissero che fine faranno e questo li rende agitati – spiega Hai, che tiene il timone della barca – Anche qui i cani finiscono in pentola, sono un’alternativa al pesce che mangiano tutti i i giorni. Ecco perché ogni famiglia ne ha più di uno>.

vietnvecIl silenzio torna improvviso, come un regalo inatteso: di colpo, smettono di abbaiare, come se qualcuno avesse dato un ordine, che nessuno di noi ha sentito. E l’atmosfera cambia. C’è un anfiteatro naturale alle spalle del villaggio, un’isola a forma di arco che oltre ad essere una quinta naturale per la recita spettacolare della vita di tutti i giorni è anche una protezione formidabile, che blocca i venti e arresta le onde. Si impennano verso il cielo svettanti picchi di granito sbocciati dall’acqua, faraglioni ammantati di verde che si inseguono in una meravigliosa prospettiva senza fine e ci si incanta a guardare questo merletto che borda il cielo come un delicato ricamo . Dicono sia la coda di un drago ad affiorare qua e là, un gigentesco animale addormentato da secoli in questa baia, visibile soltanto in parte, per quelle gobbe della schiena e della coda che emergono sotto forma di isolotti. Protegge gli abitanti della baia e della costa, comprese le famiglie di Hoa Cuong Vi, questa minuscola piazza in mezzo al mare, immobile belvedere dove si resta estasiati a guardare la meraviglia di Ha Long, una baia che sa di pace ed eternità per chi ha fatto migliaia di chilometri prima di poterla ammirare. Una baia che è sacrificio quotidiano per chi vive senza elettricità nè acqua dolce, alleva pesci orribili e baffuti in piccole vasche che affiorano accanto al molo traballante, una serie di tavole sconnesse che un tempo, forse, furono pure inchiodate fra loro.

vietn181334003-184e9dc3-ec8e-4b3f-a3c0-3d0cc9999a17Nonna Betel si consola come può, senza televisione ma con il ventilatore a batteria, che scatena il vento nei canyon sottili del suo volto trasformato dagli anni in un labirinto di rughe. Addolisce il tempo con il betel, la <gomma americana in salsa vietnamita>, una palletta di energizzante vegetale, ufficialmente considerato una droga, che annerisce i denti, a lungo andare li fa pure cadere, ma soprattutto toglie la fame, illude i muscoli, alla fine rimbambisce. Yen si accorge di poco e si accontenta di niente. Le bastano un sorriso, una carezza, qualcuno che le parli. Ha la dignità della vecchiaia, che il Vietnam sa riconoscere. E poi c’è il betel, a farle compagnia.

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