ALBERGHI CHE AMO

L’Aleph, sfarzosamente sobrio
Una scossa elettrica per Roma

Certo, l’ammonimento scolpito sulla facciata neoclassica fa un po’ impressione: “Sia legge ad ognuno il risparmio, dovere e virtù sia il lavoro”. Ma qui c’era una banca, molti decenni fa, ed era richiesto uno stile compassato. Oggi negli stessi locali si celebra una gioia di vivere colta ed elegante, con architetture, verrebbe da dire, sfarzosamente sobrie, se non sembrasse una goffa contraddizione. Ma non lo è, non lo è affatto. Perché ci sono marmi bianchi e verdi, soffitti altissimi, colonne doriche. E pannelli di onice, davanti al camino, sotto il pianoforte, al bancone dell’Onyx bar, capaci di dar vita a sapienti giochi di trasparenze e riflessi che profumano d’Arabia.

Nel complesso Monopoli romano, quello vero, gestito a suon di centinaia di milioni di euro, questo edificio che apparteneva alla catena alberghiera Boscolo è stato acquistato nel 2015 dalla Al Rayyan Tourism Investment Company “ARTIC”, sede in Qatar: due anni di ristrutturazione e ora è tornato ad essere l’Aleph Rome Hotel, con la gestione della Curio Collection by Hilton.

Una collezione di sorprese. A cominciare dalla guida, affidata alla sapienza femminile di Francesca Romana Caracciolo, famiglia napoletana, studi giuridici, talmente gradita alla proprietà qatariota e al gestore americano che è la sola eredità rimasta del precedente management: era a capo dell’Aleph già da prima e c’è ancora, una delle rare donne direttrici di un albergo a 5 stelle.

Il lusso alberghiero è declinato al maschile, in Italia e nel mondo, ma la sensibilità rosa, come alcuni la definiscono, all’Aleph dà già buona prova di sé. Limousine? Certo, se si vuole. Ma in un weekend romano non è meglio utilizzare una macchina elettrica o una Vespa? I bambini? Un palloncino rosa o azzurro per il loro benvenuto, li fa sentire accolti. La piscina sul tetto è all’aperto ma riscaldata: d’inverno può perfino diventare un’idea sexy.

Impressiona la palestra, racchiusa, è proprio il caso di dirlo, in quello che una volta era il caveau della banca. C’è la porta originale, ancora funzionante ma lasciata sempre aperta, con il suo metro di spessore, acciaio antico che stupisce. Qualche passo più in là, un’altra innovazione, una portentosa Spa.

E poi i piccoli vizi, leciti, come la Cognac lounge, un rifugio per fumatori che qui non soffrono l’esilio, ma possono scegliere liberamente sigari e distillati. Gastronomia d’eccellenza al ristorante 1930, l’anno in cui venne inaugurato l’edificio, e cucina romana allo Sky Blue, in ambiente tradizionale, con sedie impagliate e mattoni a vista alle pareti. La “mixology” più innovativa, dicono gli esperti. Con evidenti tracce di sapienza femminile. Una scossa elettrica nel panorama alberghiero della Capitale.

 

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